Il palamito

Accessori per il palamito

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- Madre del 1.00mm
- Bracciolo del 0.45mm
- Amo n°10 Mustad
- Girella 1/0 in acciaio inox
- Rivettato e palline fluorescenti
Armato distanza tra un amo e l’altro 3 8mt circa e bracciolo 2 mt circa

- Madre del 2.20mm
- Bracciolo del 1.85mm
- Amo da tonno Mustad con anello
- Girella bsl in acciaio inox
- Rivettato con tubo protettivo e palline fluorescenti

Armato distanza tra un amo e l’altro 40mt circa e bracciolo 10 mt circa

- Madre del 1.60mm
- Bracciolo del 1.25mm
- Amo del 8/0 (rinforzato) con anello
- Girella in acciaio inox 4/0
- Rivettato e palline fluorescenti

Armato distanza tra un amo e l’altro 20 braccia (40mt circa) e bracciolo 5 braccia (10 mt circa)

Il palamito viene in genere calato la sera e salpato al mattino successivo ma non è un imperativo, infatti alcune specie vengono pescate durante il giorno. Con questa tecnica si insidiano vari tipi di pesce, da piccoli come le aguglie a grandi come tonni e pesci spada. Come tutti gli attrezzi ed i sistemi di pesca ha diverse denominazioni dialettali:”conzo” e “cuonzo” è tipica del meridione d’Italia, “palamito” è usato perlopiù dalle marinerie liguri e toscane. La denominazione ufficiale italiana è “palangaro”. Una volta il palamito dopo ogni cala veniva disteso sulla spiaggia per eliminare gli eventuali imbrogli e sostituire gli ami mancanti, e poi ridisposto ordinatamente nel suo contenitore tondo o quadrato a seconda delle marinerie, noto come coffa, nome che viene anche impropriamente usato per definire l’intero palamito). Il palamito può essere fisso se è ancorato al fondo e derivante se è libero di seguire le correnti. Le prede più pregiate dei palamiti costieri sono rappresentate da spigole, orate, saraghi e specie simili. Si può dire che è possibile approntare un palamito per ogni tipo di pesce che abbocchi agli ami ed infatti ve ne sono un’infinita di tipi locali (denticiara, camace, ecc..) ognuna dei quali adatta per la cattura di un dato tipo di pesce.

Palamito, parangale, conzo, coffa sono denominazioni regionali per lo stesso attrezzo: una lenza principale chiamata “madre” o “trave” cui, ad intervalli regolari, sono collegati spezzoni di lenza più corti, “braccioli”, ognuno dotato di un amo.

Diametro della madre e dei braccioli, intervalli di distribuzione dei braccioli sulla madre, dimensione degli ami utilizzati, scelta dell’esca e del momento di calata e salpata sono le variabili che permettono di indirizzare l’attività di pesca alla specie desiderata con una certa selettività, dai piccoli sparidi di fondale ai grandi pelagici di superficie.

È un attrezzo diffuso in tutto il mondo e, rispetto ad altre tecniche di pesca, “relativamente recente”: si ritiene infatti abbia avuto origine in Catalogna nel 1700, e da qui si sia rapidamente diffuso nel resto d’ Europa e nel mondo.

Tecnica innovativa e modernissima per l’ epoca, al punto che la sua diffusione nelle comunità costiere norvegesi incontrò la ferma opposizione del clero locale che riteneva il suo (per l’ epoca) elevato potenziale di pesca “corruttore” della moralità delle masse.

A seconda della/e specie bersaglio (dal piccolo sparide al grande pelagico – pesce spada o tonno -) viene calato a fondale o, grazie ad un’ opportuna distribuzione di galleggianti e pesi mezz’ acqua, o addirittura in superficie. Oggigiorno perlopiù viene salpato meccanicamente, con l’ ausilio di appositi macchinari, più o meno complessi.

In alcune marinerie del nordatlantico vengono utilizzate macchine particolari che svolgono autonomamente ed in automatico le operazioni di innesco, calata, salpata, slamatura dei pesci, pulizia degli ami dall’ esca residua, ed immagazzinaggio. In Scandinavia (Norvegia in particolare) piccole barche (10mt in media) calano a merluzzi dai 10mila ai 25mila ami al giorno, utilizzando perlopiù il sistema “miniline” della Mustad.

L’uso del palamito è consentito anche al pescatore sportivo purché il numero di ami non sia superiore a 200. La pesca al pesce spada con il palamito derivante di superficie è interdetta al pescatore sportivo.

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