Il palamito

Accessori per il palamito

Ami in carbonio da palamito

Ami Royal alto carbonio

Misure: 7/0 – 8/0 – 9/0 – 10/0

Confezione: 5 pezzi

Serie di ami da tonno rinforzati con occhiello speciali per il palamito

Ami da tonno rinforzati

Misure: 2,2 – 2,4 – 2,6 – 2,8 – 3,0 – 3,2 – 3,4 – 3,6 – 3,8 – 4,0 – 4,2 – 4,5

Confezione : 10 pz

Il bolentino è una tecnica di pesca sportiva che che viene praticata dalla barca a motore fermo ancorata o libera di spostarsi con le correnti (deriva o scarroccio), con la canna da pesca oppure con una lenza a mano detta anche togna.

Lenza e attrezzatura

La lenza (o togna) è composta da un pezzo di sughero di forma quadrangolare a cui è avvolto il filo di nylon. Le canne maggiormente utilizzate hanno in media una lunghezza di 150 centimetri e sono dotate di mulinelli con bobine grandi. I fili utilizzati possono essere sia in nylon oppure in dacron, che a parità di dimetro col nylon hanno una resistenza (carico di rottura) maggiore. La canna da pesca permette di avvertire le toccate dei pesci osservando la punta della canna, mentre utilizzando la togna ci si accorge della mangiata delle prede tenendo il filo sulle dita. Alla lenza o al filo, detto “madre”, di solito di grande diametro (dallo 0,20 allo 0,100 ed oltre) mediante l’ausilio di apposite girelle, viene agganciato il terminale più sottile. Al termine della lenza viene assicurato un piombo di peso variabile a seconda della profondità di pesca, delle correnti, etc. Il piombo può essere inserito sia prima della girella, in tal caso il terminale striscia sul fondo, che al termine della lenza, con uno o più terminali inseriti sulla madre che pescano a mezz’acqua. Di solito la lenza pota almeno due ami e fino a sei. Se si utilizza la canna da pesca, il terminale ha una lunghezza leggermente più corta della canna, circa l’80% della lunghezza della canna. Invece, se si utilizza la togna, la lunghezza del terminale è pari, secondo gli usi, alla lunghezza del braccio del pescatore.

Esca

Nella pesca a bolentino le esche che possono essere impiegate sono molte, le più comuni sono: i crostacei come il gambero delle varie specie, la mazzancolla o il paguro, i molluschi sia cefalopodi, per esempio il polpo o la seppia che gasteropodi (come il murice), i vermi e i piccoli pesci come la sardina e l’acciuga. Possono essere utilizzate anche esche artificiali, principalmente delle sferette fluorescenti di fabbricazione giapponese note comunemente come “albero di Natale”.

Tipi di bolentino

Il bolentino che più spesso viene praticato dai principianti è quello costiero, effettuato su fondali fino a 30-40 m, sia sabbiosi che scogliosi ed è destinato alla cattura di pesci di piccola taglia. La pesca a fonadli maggiori prende il nome di bolentino di profondità e richiede attrezzatura molto più robuste essendo orientata a prede molto più grandi. Infine si può effettuare una pesca a mezz’acqua, soprattutto con l’ausilio dell’”albero di Natale” giapponese.

Prede

Il bolentino costiero effettuato su fondi scogliosi o di Posidonia consente buoe catture di labridi come tordi e donzelle, perchie, sciarrani, saraghi, boghe, scorfani e molte altre specie. Su fondi sabbiosi si catturano di solito molti sparaglioni, fragolini, triglie di fango, pesci piatti, tracine e gallinelle. Il bolentino di profondità porta alla cattura soprattutto di occhioni, naselli, gronghi, pesci San Pietro e pesci bandiera. Pescando a mezz’acqua con le esche fluorescenti le prede sono soprattutto sgombri, lanzardi e sugarelli, occasionalmente anche alacce e grosse boghe.


Con la maggiorparte dei fili da pesca devi sacrificare una caratteristica performante per ottenerne un’altra. Questo filo è così vicino alla perfezione come nessun altro. Con questo articolo non rinunci alla forza, maneggevolezza e durata. Il filo si arrotola sul rocchetto in cerchi concentrici cosicché non ha “memoria”. I tuoi successi di pesca aumenteranno con questo filo unito ai mulinelli da casting o spinning.

Lunghezza 150 m.

Palamito junior

25 girelle, una ogni 3,5 m

Filo dello 0,80

I pescatori di una volta che avevano adottato la tecnica del palamito a vela per pescare, sfruttavano il vento per orientare la vela un po’ alla maniera di una “vera” barca a vela. Oggi questo attrezzo  essenzialmente un palamito trainato da terra per le sue ottime capacità di resa, ma in passato veniva usato dalla barca e quindi calato in mare aperto. Contemporaneamente potevano essere manovrati addirittura due o tre palamiti. Certamente la capacità e l’esperienza del pescatore erano essenziali perchè sia l’ingombro, sia la difficoltà a manovrare le vele, rendeva l’uscita in mare abbastanza difficoltosa, nonchè faticosa. Il palamito a vela è un attrezzo che offre l’opportunità di eccellenti ed appaganti risultati semplicemente guidando dalla riva la vela che trasporta lontano le esche; così facendo, si evita l’uso del mezzo per eccellenza di questa tecnica: la barca. L’importante, come vedremo, è la costruzione della “barchetta” unita ad una particolare attenzione che dovremo porre al traffico in mare, solcato spesso dai natanti. Il rischio è proprio che il filo resti impigliato nelle eliche di qualche barca di passaggio. E’ bene, quindi, recarsi in zone poco frequentate, anche se -occorre considerare- che questa tecnica viene praticata prevalentemente di notte. Indispensabile, quindi, inserire sulla vela una piccola fonte luminosa che ci segnali dove sta andando l’attrezzo e al contempo, serva da luce di avvistamento per eventuali imbarcazioni di passaggio. Basterà collegare una piccola lampadina ad una pila da 1,5 volts.

A pesca tutto l’anno
Il palamito a vela si può calare in tutte le stagioni, anche se l’estate è il periodo più piacevole sia per le prove (durante le vacanze), sia per il clima favorevole. Il filo madre, con la sua tensione (più o meno forte) ci comunicherà quando e quanti pesci hanno abboccato; a quel punto converrà tirare a terra, altrimenti è consigliabile lasciarlo in mare ancora un po’. Le esche migliori per armare il palamito sono quelle più appetibili ai pesci del sottocosta, vale a dire la patella, il fasolare, il gamberetto, la cozza e il cannolicchio; tutte ottimi, ma allo stesso tempo delicate e ahimè attaccate anche dalla minutaglia. Quando questa “accozzaglia” di pescetti si farà più insistente, conviene cambiare la tipologia delle esche. In ogni caso, il cambio conviene farlo in occasione dell’ultima calata, quando poi lasceremo il palamito a lavorare tutta la notte, fino al mattino seguente. Un’esca piuttosto resistente anche se meno “ghiotta” è ad esempio l’oloturia. Se avete deciso di lasciare il palamito la notte per salparlo al mattino, vi consiglio di legare il filo madre ad un solido paletto; la mattina potrebbero esserci delle belle sorprese nelle vesti di saraghi, occhiate e udite udite, anche orate, particolarmente attratte dal gusto di una fresca oloturia. Sempre al mattino, conviene avere con noi un po’ di esche perchè, se il momento è propizio, conviene approfittarne.

La costruzione della “barchetta”
Si prendono tre listelli di legno leggero lunghi 70 centimetri, larghi 7, di spessore 2; tagliamo a squadra gli angoli e componiamo un triangolo equilatero unendo le punte e quindi fermandole con colla e ganci ad occhiello che permetteranno di tenere fermi i tiranti della vela. Un altro listello di egual spessore, ma un po’ più corto, servirà da traversa e si sistemerà parallelamente a un lato del triangolo. Sulla traversa inseriremo la velatura, costituita da un tondino in legno di 70 centimetri di altezza e di 15 millimetri di diametro, al quale si uniranno, perpendicolarmente altri due tondini in legno di 9 millimetri di diametro e 70 centimetri di lunghezza che serviranno di supporto alla vela, mantenendo una distanza di 50 centimetri l’uno, dall’altro. Si procede legando saldamente con del filo appropriato e resistente, i tondini all’albero aumentando così la stabilità della vela. Con vento teso potremmo tenere in parte la vela ripiegata, con vento leggero completamente dispiegata. Procediamo legando i tre tiranti che servono di rinforzo alla vela ai due ganci ad occhiello e ad un altro che aggiungeremo a prua della barchetta. Quindi disporremo alle punte del triangolo, tre pezzi di sughero sagomati di 60 cm di altezza in modo di aumentare il galleggiamento. Infine, per tenere il filo del palamito legato, va aggiunto un gancio ad occhiello al centro del listello di fondo; usare poi un moschettone.

Strategia di pesca
La barchetta si può ribaltare in mare poichè non siamo in grado di vedere il movimento delle onde dalla riva. Per ovviare a questo spiacevole inconveniente si può adottare un piccolo accorgimento che le permetterà di mantenersi il meglio possibile bilanciata. A metà della traversa occorre legare con un filo piuttosto corto, una zavorra di un chilo (aumentabile o diminuibile a seconda delle esigenze del momento) circa e quindi lasciarlo andare in mare. Il peso aiuterà a stabilizzare tutta la costruzione. Riguardo la vela, essa sarà di tessuto impermeabile di 60 centimetri di base per 70 di altezza (i 10 centimetri in più servono per giostrare la piegatura della vela a seconda del vento.

DI FONDO: detto anche “a pelo”, pesca adagiato sul fondo alla ricerca di orate, mormore, gallinelle, sogliole, rombi, tordi, paraghi, saraghi, spigole, sugarelli; innescato prevalentemente con oloturia, granchio, tellina, seppia, totano, sarda, muriddu, ecc.
DI SUPERFICIE: galleggiante, viene posizionato entro i primi metri dalla superficie per insidiare lampughe, palamite, sgombri, sugarelli, boghe, occhiate spigole, aguglie… innescato con seppia, totano, muriddu, tremolina, arenicola, ecc..
A VELA: è generalmente un palamito di tipo galleggiante che si “lancia” dalla riva sfruttando il vento di terra, grazie ad un piccolo natante di varie forme e grandezze. Adatto a tutti i tipi di fondale è diretto alla cattura di occhiate, saraghi, sugarelli, spigole, boghe, aguglie. Può essere dotato sul trave di appositi sugheri (uno per ogni finale)che servono per fermare gli ami quando viene avvolto su una bobina rotonda.
A FESTONI: degrada verso la superficie con partenza dal fondo. L’uso appropriato di piombature e galleggianti lo stacca verso la superficie e lo riporta sul fondo, anche ripetutamente per un fondale misto.
A BANDIERA: parte generalmente dal fondo e termina in prossimità della superficie, dando modo alle esche di esplorare tutte le profondità e di insidiare sia i pesci di fondo che quelli di superficie.
MAZZERA (mazzerino): palamito costruito per pescare sollevato dal fondo, usato in presenza di alghe per rendere visibile l’esca, e su fondali rocciosi per diminuire le possibilità di incaglio.
DENTICIARA: è il palamito diretto alla cattura di prede di fondale, quali dentici, cernie, razze, spigole, gronghi, murene, ecc.. Usa nylon di grosso diametro (100-120) con ami del n° 8/10 posizionati a distanza di 6-8 metri su fondali di tipo misto. Viene innescato regolarmente con boghe, castagnole, piccoli cefali, sarda ecc.

Ami legati per il palamito di diverse misure e tipologie.

Li trovati in vendita su questo sito: clicca

Girelle per palamito tipo Rosco – confezione 100 pz

Nichelate

Misure: 1/0 – 2/0 – 3/0 – 4/0 – 5/0 – 6/0 – 8/0

in vendita   QUI:

Ami Mustad

Serie : 2316 SS inox

Misure: 7 – 8 – 9 – 10 – 11 – 12 – 13 – 14 – 15 – 16 – 17 – 18

Confezione: 50 pezzi